FISM : Donne che guidano le società medico-scientifiche in Italia: ancora poche, ma il cambiamento è in atto

«La donna ha dimostrato di poter essere una leader, anche meglio di un uomo». A dichiararlo è il professor Loreto Gesualdo, presidente della Federazione Italiana Società Medico-Scientifiche (FISM), coordinatore regionale trapianti della Puglia e direttore dell’Unità di nefrologia, dialisi e trapianti del Policlinico di Bari. Con queste parole, Gesualdo commenta il lento ma costante cambiamento in atto nella rappresentanza femminile ai vertici delle società scientifiche italiane.

Oggi sono 47 su 210 le presidenti di società scientifiche affiliate alla FISM, circa il 20%, un dato in crescita rispetto al passato.

«Purtroppo, siamo stati molto maschilisti, non abbiamo valorizzato il ruolo della donna. Oggi invece va messo sullo stesso piano, vinca la meritocrazia» osserva Gesualdo. La sua visione positiva si traduce in un impegno quotidiano a costruire un ambiente più inclusivo e diversificato all’interno della federazione, che ha come obiettivo quello di promuovere la salute e il benessere della popolazione. Secondo Gesualdo, il vero criterio deve restare la meritocrazia, ma servono politiche sociali che aiutino a colmare i gap ancora esistenti, nel pieno rispetto della proporzione di genere.

Le radici di un disequilibrio storico

Secondo Concetta Laurentaci, presidente dell’Associazione Italiana Donne Medico (AIDM) – una delle società scientifiche più antiche, fondata nel 1921 – e direttrice dell’Unità Percorsi riabilitativi e protesica dell’ospedale “Madonna delle Grazie” di Matera, «i posti apicali sono ancora molto appannaggio maschile».

E se è vero che oggi la professione medica è sempre più femminilizzata, con una percentuale di donne superiore al 70% nelle fasce più giovani, solo il 15% delle donne occupa ruoli di vertice negli ospedali o nell’università. «La leadership è molto spesso ancora affidata a uomini, mentre le donne, pur presenti in numero maggiore nella base della professione, faticano a salire» spiega.

Alla base di questa diseguaglianza c’è anche la difficoltà di conciliare i carichi familiari con l’impegno richiesto dalle società scientifiche. «Condurre una società scientifica richiede sacrificio: è un secondo lavoro, molto impegnativo, che toglie tempo alla vita personale» racconta Laurentaci. «Le donne spesso si trovano a dover rinunciare a queste opportunità non per mancanza di volontà, ma per necessità».

Leadership è opportunità, non premio alla carriera

Elena Bignami, presidente della Società Italiana di Anestesia Analgesia Rianimazione e Terapia Intensiva (SIAARTI) e professoressa ordinaria all’Università di Parma, propone un approccio innovativo di fronte al retaggio culturale del passato. «Forme di leadership femminili basate sulla resilienza, il confronto, la gentilezza sono meno consuete rispetto a modelli più autoritari e tipicamente maschili. È proprio per questo che serve tempo perché vengano pienamente accettate e valorizzate».

Secondo Bignami la sfida non è solo accedere alla presidenza, ma affrontarne la complessità. «Bisogna acquisire nuove competenze che non sono specifiche del clinico: management, organizzazione e saper delegare. La presidenza di una società scientifica non è un premio alla carriera, ma un incarico che richiede tempo anche personale, capacità di gestire i colleghi in diversi ambiti e abilità nel creare squadra». Nel caso di SIAARTI, una squadra di più di 10mila anestesisti.

E aggiunge: «Non si può essere bravi in tutto, bisogna dirigere l’orchestra con un primo violino dell’anestesia, un primo violino della rianimazione, un primo violino della terapia del dolore, e così via» spiega Bignami. «Occorre fidarsi, delegare, e soprattutto non pensare di suonare tutti gli strumenti da soli». Una visione moderna della leadership, basata su competenze trasversali e sulla capacità di creare sinergie.

La strada per crescere

Laurentaci è d’accordo con il motto delle donne americane del movimento MeToo: Women want all. «Le donne vogliono tutto perché è giusto che abbiano tutto, ovviamente se lavorano e si impegnano per averlo». E sottolinea che per cambiare davvero le cose serve una cultura del supporto e della formazione. «Dobbiamo favorire il mentoring delle giovani colleghe, soprattutto nei primi anni di carriera, quando le difficoltà sono maggiori nel conciliare lavoro e vita personale. Occorre farle entrare fin da subito nei circuiti scientifici perché è così che ci si fa strada».

AIDM ha avviato diverse iniziative in questa direzione: sessioni congressuali per le socie under 40, borse di studio per il master di secondo livello in medicina di genere, e una proposta per introdurre nei corsi universitari lezioni specifiche, per ogni ambito fisiologico e patologico, sulla medicina di genere. «In questo modo potremo garantire quell’equità di cura che, purtroppo, oggi non è ancora pienamente raggiunta e nuove opportunità professionali» conclude.

Keypoints

  • La FISM conta oggi 47 donne alla presidenza su 210 società affiliate.
  • Il divario di genere nei ruoli apicali è ancora marcato, soprattutto in ambito ospedaliero e accademico.
  • Le difficoltà di conciliare lavoro e vita privata ostacolano l’accesso delle donne alla leadership.
  • Società come AIDM promuovono attivamente mentoring, formazione e valorizzazione delle giovani professioniste.
  • Modelli di leadership inclusivi, basati su competenze trasversali e capacità relazionali, stanno emergendo nel panorama medico-scientifico italiano.
  • Per colmare il gap servono politiche sociali efficaci e un impegno costante per garantire pari opportunità e valorizzazione del merito

fonte: INNLIFES, Innovation in Life science,

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